Nel mondo dell’aviazione ci sono appassionati che inseguono gli aeroplani e altri che, attraverso il proprio obiettivo, riescono a raccontarne l’anima.

Giorgio Varisco appartiene a questa seconda categoria. Fotografo aeronautico, fondatore del blog Golf Victor Spotting e instancabile osservatore del cielo, negli anni ha costruito un percorso fatto di passione autentica, competenza e straordinaria capacità di trasformare ogni scatto in una storia.

alla Fondazione Jonathan

alla Fondazione Jonathan

In questa intervista, realizzata da Emanuele Ferretti per Hangar Italy, Giorgio ci accompagna dietro le quinte dello spotting, raccontando aneddoti, esperienze, sogni e riflessioni sul mondo dell’aviazione e della fotografia. Un dialogo sincero che ci ricorda come, dietro ogni immagine di un aeroplano, ci siano spesso ore di attesa, studio, dedizione e un amore sconfinato per il volo.

  1. Giorgio, iniziamo dalle origini. Come nasce la tua passione per l’aviazione? C’è stato un momento, un aeroporto o un aeroplano che ha acceso definitivamente questa scintilla?

In realtà faccio fatica a identificare un momento preciso in cui è scattata la scintilla per il mondo dell’aviazione. La casa dove ho abitato fino ai 30 anni è sotto il sentiero di decollo dell’aeroporto di Linate, quindi di fatto per me gli aerei ci sono sempre stati e, anzi, mi ricordo che da bambino ero più interessato al mondo ferroviario.

Non saprei dire quando è avvenuto il “passaggio”, ricordo giusto che occasionalmente mio padre (non interessato al mondo dell’aviazione) mi portava a Linate, in quello che oggi è lo spotting point del “cancellone”, a vedere i movimenti, e che a 9 anni mi portò al mio primo airshow, la Manifestazione Aerea Vergiate 1997, l’ultima edizione prima che l’apertura di Malpensa 2000 ne impedisse lo svolgimento.

Cosa abbastanza inusuale, la carriera da pilota in realtà non mi ha mai attirato, preferendo invece gli aspetti “tecnici” del settore, conseguendo la laurea in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Milano. Proprio durante gli studi universitari mi sono avvicinato all’hobby della fotografia aeronautica. Ho anche provato ad ottenere la licenza di pilota d’aliante, ma per vari motivi ho dovuto interrompere il corso.

  1. Nel 2011 hai dato vita a Golf Victor Spotting, un progetto che negli anni è diventato un punto di riferimento per tanti appassionati. Come è nata l’idea del blog e quanto è cambiato da allora il modo di raccontare l’aviazione sul web?

Ti ringrazio per il “punto di riferimento”, ma sono consapevole che in realtà sia un sito semisconosciuto!

ad un AirShow di Desenzano del Garda

ad un AirShow di Desenzano del Garda

L’idea è nata per motivi prettamente pratici: ai tempi, quando non c’era ancora stato il boom dei social, le comunità degli spotter erano basate sui forum, ma per pubblicare foto sui forum bisognava appoggiarsi a servizi di hosting esterni su cui caricare le foto, per poi linkarle sui forum. Una volta esauriti gli upload disponibili sulle piattaforme gratuite è quindi sorto il problema di scegliere una piattaforma a cui iscriversi per continuare a caricare foto, e qui è nata l’idea: “E se invece, a un costo annuale pressoché comparabile, creassi un sito tutto mio, dove magari descrivere anche cosa ho visto?

L’avvento dei social network ha fatto passare in secondo piano i blog: anche se qualche blog riesce ancora ad avere un discreto successo, il fatto che su un social il contenuto ti appaia “spontaneamente” ha influito parecchio.

  1. Dietro una fotografia aeronautica ci sono ore di attesa, studio e pazienza. Cosa c’è dietro uno scatto che il pubblico spesso non immagina?

Per la classica “fotografia da fuori rete” in aeroporti che non si frequenta abitualmente di sicuro bisogna informarsi su quali siano i posti migliori, come raggiungerli, quanto l’attività sia “tollerata” dalla sicurezza aeroportuale e che traffico ci si può aspettare. Un sito estremamente utile per questo è spotterguide.net, a cui aggiungo solitamente anche i classici database come airliners.net e jetphotos.com, che possono anche mettermi in contatto con spotter locali spesso in grado di dare ottime dritte.

Per l’aviazione generale è molto più semplice: contatto i gestori degli aeroporti o delle scuole di volo, e sono spesso molto disponibili ad aiutarmi. Come “do ut des” per ringraziarli fornisco loro le foto fatte.

il volo in formazione

il volo in formazione

Per la fotografia di eventi come airshow o esercitazioni bisogna innanzitutto venirne a conoscenza, e soprattutto con le esercitazioni (che raramente vengono pubblicamente annunciate in anticipo) purtroppo si creano spesso delle situazioni del tipo “nessuno sa mai niente, però alla fine ci sono sempre tutti”.

Per gli airshow cerco per quanto possibile di decidere a quali andare a inizio anno (soprattutto per quelli all’estero) per riuscire ad organizzarmi con voli, hotel e ferie. Anche in questo caso cerco foto di gente che ha già partecipato ad edizioni precedenti per poi contattarli e farmi dare qualche dritta. Cerco infine di capire se sono previsti accessi specifici per gli spotter o possibilità di accrediti stampa, e nel secondo caso contattare qualche testata disposta ad accreditarmi.

  1. Hai fotografato velivoli civili, militari, storici e acrobatici. C’è uno scatto al quale sei particolarmente legato e quale storia racconta?

È un po’ difficile restringere la scelta a uno scatto in particolare, dato che come hai notato, a differenza di molti fotografi, non mi limito a un genere particolare.

Se proprio devo sceglierne uno solo è questo scatto da una sessione fotografica aria-aria con uno dei prototipi del G70 progettato dal compianto Nando Groppo. La storia inizia nella primavera del 2017, quando per la prima volta sono andato al salone dell’aviazione generale AERO a Friedrichshafen, dove ho anche fatto una foto a questo mezzo.

il G70 di Nando Groppo

il G70 di Nando Groppo

Qualche settimana dopo, nell’aeroclub dove stavo cercando di prendere la licenza di pilota d’aliante, mi chiama uno dei piloti dei trainatori, che lavora appunto per Groppo. “Ho visto che a Friedrichshafen hai fatto la foto al prototipo del G70! Ti andrebbe di venire a conoscere Nando?

Mi ritrovo così sull’aviosuperficie di Mezzana Bigli, dove ha sede la Groppo Aviazione e dove conosco l’ingegner Groppo. Qualche minuto di chiacchierata, e poi decide “Bè dai, ora vado in volo, fammi qualche bella foto!” Decolla, fa una decina di passaggi bassi, e all’atterraggio l’altro pilota che mi aveva invitato fa “Senti Nando, abbiamo 2 aerei pronti al volo, condizioni meteo perfette e un fotografo. Lui sale con me, tu vai sul Po e ti facciamo un po’ di foto!

Ma non è finita qui: qualche mese dopo vengo contattato da una rivista norvegese: “Dobbiamo pubblicare un servizio sulla prova in volo del G70, ma abbiamo solo foto degli interni. Possiamo pubblicare le tue?” Non solo sono state le mie prime foto pubblicate su una rivista estera, ma mi hanno pure dedicato la foto di copertina!

Concludo con un aneddoto: un paio di anni fa un amico mi ha invitato nella sua aviosuperficie in una serata in cui veniva tenuta anche una conferenza sulla sicurezza del volo in quella zona. Con mia sorpresa, uno dei relatori (proveniente da un’altra aviosuperficie) ha proiettato questa foto, ma dicendo che era stata scattata in un’aviosuperficie bresciana.

Finita la conferenza, sono andato a correggerlo privatamente, e ne è scaturita una discussione quasi surreale: “Ottima presentazione, ma la foto che hai proiettato è stata scattata a Mezzana Bigli.” “No, no, ne sono sicuro: è stata scattata dove ho detto io!” “Anch’io sono sicuro di quello che sto dicendo: sono l’autore” “No, è impossibile che tu sia l’autore!

  1. Lo spotting è molto più che fotografare un aereo. Quanto contano la conoscenza tecnica, la preparazione e il rispetto delle regole quando si frequenta un aeroporto o una manifestazione aerea?

A mio avviso, per quanto riguarda la conoscenza tecnica è sufficiente avere conoscenze fotografiche di base. Non mi sono mai trovato in situazioni in cui avere conoscenze tecniche aeronautiche abbia portato grossi vantaggi, se non per fare “bella figura” (o al contrario sembrare solo un saputello!).

con Maurizio Costa allo Stoppani

con Maurizio Costa allo Stoppani

Anzi, ricordo ancora bene di aver sentito altri fotografi sostenere che il C-5 Galaxy abbia le ali a delta o che il Bell 204 abbia il motore a pistoni!

Per quanto riguarda il rispetto delle regole, sicuramente bisogna evitare di arrecare danni nei luoghi dove si fotografa! Aprire dei buchi nella rete perimetrale di un aeroporto ci metterebbe sicuramente contro la sicurezza aeroportuale. Sull’“etichetta da airshow” avrei solo una cosa da dire: se avete una scaletta non state in prima fila, potete stare senza problemi un paio di metri più indietro senza avere ostacoli!

  1. In questi anni hai visto cambiare il mondo dell’aviazione. Quali sono, secondo te, le trasformazioni più significative che un appassionato ha avuto il privilegio di osservare attraverso il proprio obiettivo?

Di sicuro un “appiattimento” nella varietà di modelli, livree e compagnie aeree. Già ai miei esordi la situazione non è che fosse delle più rosee, ma adesso sia in campo civile sia in quello militare ci si sta standardizzando sempre di più su pochi mezzi che, per “evoluzione convergente”, sono molto simili tra loro.

Mi dispiace non aver mai avuto l’occasione di riuscire a fotografare gli A-7 Corsair greci o i Super Étendard francesi prima del loro pensionamento, e meno male sono riuscito ad andare all’airshow di Bucarest poco prima che la Romania ritirasse i MiG-21!

Oggi si parla tanto di GCAP, ma dubito che farò in tempo a vedere il sostituto dell’F-35…

l'I-LIMB di Bresso

l’I-LIMB di Bresso

Stesso discorso per le livree: se una volta le compagnie aeree adottavano livree elaborate e variopinte e gli aerei militari indossavano livree mimetiche, oggi sono state sostituite quasi completamente da livree con grosse percentuali di bianco nel primo caso e grigie nel secondo.

  1. Oggi i social network sembrano privilegiare contenuti veloci e immagini spettacolari, mentre tu continui a investire tempo nella qualità dei contenuti del tuo blog. Credi che ci sia ancora spazio per un’informazione approfondita e per una fotografia capace di raccontare una storia?

Sì, c’è ancora spazio per tutto questo, e a confermarlo ci sono numerosi blog che stanno avendo un buon successo. I social sono ottimi per avere un’attenzione “immediata”, ma difficilmente si può raggiungere un buon livello di approfondimento.

  1. Nella mail che ci hai inviato scrivi con un pizzico di ironia che le tue pagine social “non sono mai decollate”, nonostante anni di lavoro e fotografie pubblicate anche su riviste specializzate. Pensi che oggi gli algoritmi rendano più difficile far emergere contenuti di qualità? Come vivi questa situazione da autore indipendente?

Il “problema” più grosso è la difficoltà ad essere riconosciuti: se un fotografo è molto pubblicizzato dall’algoritmo, è molto più probabile che venga spontaneamente contattato per fare foto, mentre io faccio fatica ad ottenere opportunità anche quando mostro i miei lavori (che spesso vengono purtroppo ignorati perché “ma chi ti conosce?”).

Mi è capitato anche che un pilota creasse una patch usando una mia foto senza permesso, e alla mia richiesta di averne una copia in cambio dell’uso della foto mi sono sentito dire che non ne avevo alcun diritto rispetto ad “autori più apprezzati”!

in salita

in salita

Certo, ci rimango un po’ male quando su gruppi con 20’000 membri pubblico una foto e dagli insight vedo che viene visualizzata da sole 20 persone, quando una foto con un puntino sfocato e mosso in lontananza viene riempita di complimenti, sintomo che questa “algocrazia” ha sicuramente qualche cosa che non va. Si potrebbe poi discutere di come ormai non siamo più noi a decidere ciò che ci piace, ma un algoritmo a imporci cosa dobbiamo pensare, ma non penso che sia questo il luogo in cui parlarne.

…in ogni caso, i link alle mie pagine sono https://www.facebook.com/golfvictorspotting e https://www.instagram.com/golfvictorspotting/ *fa insistentemente l’occhiolino.

  1. Molti giovani si avvicinano allo spotting grazie ai social. Quali consigli daresti a chi vuole iniziare questo percorso, sia dal punto di vista fotografico sia come appassionato di aviazione?

Consiglierei di cercare un gruppetto di persone con la stessa passione per avere sin da subito scambi di opinioni. Praticamente ogni aeroporto ha un club di spotter (io per esempio sono iscritto a Orio Spotters Group), e spesso si possono trovare altri fotografi nei vari nuclei dei Club Frecce Tricolori (sono socio del Club 124 di Montichiari) o delle Associazioni Arma Aeronautica.

Poi un consiglio ovvio è di provare in continuazione. Con il digitale non c’è più la scusa del rullino!

foto ad un TigerMeet nel 2023

foto ad un TigerMeet nel 2023

E soprattutto il consiglio che avrei voluto fosse dato a me quando ho iniziato: cercare di capire quali sono le persone che possono fornire critiche costruttive, e chi invece vuole fare solo il saputello ed ergersi sopra agli altri. Purtroppo mi è capitato spesso di dare troppa importanza ai secondi, arrivando quasi ad abbandonare quest’hobby, prima di rendermi conto che le mie foto neanche le guardavano e che avrebbero criticato sempre e comunque.

  1. Guardando al futuro, quali sono i progetti di Giorgio Varisco? C’è un aeroporto, una manifestazione aerea o un velivolo che sogni ancora di fotografare e che rappresenterebbe il prossimo traguardo della tua passione?

Il mio sogno nel cassetto è l’AirVenture di Oshkosh, il più grande airshow al mondo! Un’intera settimana in cui un normalissimo aeroporto del Wisconsin diventa l’aeroporto più trafficato al mondo, con letteralmente migliaia di aerei presenti, esibizioni in volo ininterrotte e una varietà di mezzi che solo negli Stati Uniti si può avere.

Altra cosa che mi piacerebbe riuscire a fare è convincere altri piloti a farmi fare foto aria-aria dei loro aerei. Sono anni che provo a chiedere di avere occasioni simili, ma vengo quasi sempre ignorato o addirittura deriso, sentendomi dire “Ma tu non hai esperienza!”, nonostante come tu abbia già potuto vedere ho già avuto un paio di occasioni di fare foto simili. Spero che con questa intervista riesca a convincerne qualcuno!

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