Il suo nome è Roberto ed il cognome fa presagire le origini d’oltralpe (è Svizzero).

Sorprendente leggere poi l’anno di nascita (è del 40) sopratutto dopo averlo visto volteggiare in aria con il suo SF-260 non negandosi alcuna acrobazia aerea.

La passione per il volo è nel suo DNA visto che il papà era un pilota caccia per l’aeronautica italiana in occasione del secondo conflitto mondiale a bordo dei Macchi 200 e 205.

Un conviviale rapporto con gli aerei che è di famiglia visto che anche lo zio era impegnato sugli aerei da guerra.

Prima però di vedere il suo nome e cognome scritto su un brevetto da pilota passano molti anni: accade solo nel 1998.
Complice di questo ritardo è la condivisione della passione per il volo, per lo più da passeggero, con il papà ed il fatto che l’hobby da aeromodellista ha anticipato ogni cosa.

Ed è qui che, dopo che questa capacità non aveva più segreti, è partita una sfida, lanciata anche con ironia, volendo occupare il posto più importante in cabina: “Voglio vedere se riesco a  tenere per aria un aereo!”

Il compito si fece più facile del previsto visto che la condivisione di molti voli con il papà lo avevano portato al primo volo  scuola non proprio nel ruolo di un principiante ma con capacità tale da permettergli di tenere già un aereo in volo.

Una volta ottenuto il brevetto i primi voli in solitaria furono fatti con il Piper PA 28 Archer 2, che poi è stato il primo aereo da lui acquistato arrivando a volarlo per circa 1000 ore.

L’appuntamento di far proprio un 260 ‘era poi di casa’ visto che, il suo attuale 260, in passato apparteneva all’Aero Club di Biella, da lui abitualmente frequentato.
Un aereo pilotato diverse volte che ora viene condiviso solo con il figlio Ferdinando anch’esso appassionato di volo.

Roberto, a discapito della sua età anagrafica, vola almeno una volta alla settimana sulla Ferrari dei Cieli divertendosi con un programma di acrobazie.

Nell’intervista, condivisa con lui all’aeroporto di Biella Cerrione, sono emersi aneddoti comuni e già sentiti.

Confermano come sul 260, aereo proprio non destinato ai principianti, diventi grande in fretta al punto tale da dire che ‘se sai pilotare un 260 sei capace di portare ogni macchina’.
Un aereo che, per divertirsi, bisogna conoscerlo bene al punto tale da volarlo tanto e la frequenza che Roberto si è imposto gli consente di svolgere il proprio programma di acrobazie bene ed in sicurezza.

Del resto io mi sento sicuro solo sul mio 260″

Dice con ironia parlando della macchina di proprietà con cui ha condiviso, ad oggi, circa 600 ore di volo.

“Il mio 260 che conosco bene con tutte le proprie caratteristiche”

Un’aereo dalle grandi soddisfazioni e titoli sportivi!

Foto di Luca Gnemmi

Se sei arrivato fino qua, sicuramente sarai un grande appassionato dell’SF-260.
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