Dietro ogni livrea c’è molto più di un semplice gioco di colori: c’è una visione, una storia e spesso anche un pezzo di identità nazionale.
In questa intervista entriamo nel mondo di Mirco Pecorari, designer aeronautico conosciuto a livello internazionale, capace di trasformare un aereo in un’opera d’arte volante.
Dalle Frecce Tricolori ai concept più innovativi, il suo percorso racconta la passione di chi ha saputo unire creatività, tecnologia e amore per il volo.

Mirco Pecorari
Mirco, quando nasce la tua passione per l’aviazione e per il design?
Da quando ne ho memoria; ricordo distintamente i disegni che facevo alle elementari, su quaderni a quadretti, di aerei di fantasia, colorati in modo da sembrare credibili con tutti i dettagli che potevo immaginarmi allora. Di fatto ho continuato da allora a disegnare usando quello che la tecnologia anno dopo anno permetteva.
Matite, pennarelli, aerografo, Cad 2d, Cad 3d, AI e via dicendo. Ne ho contati più di 7000. (Sto pensando di farci un libro)
C’è stato un momento preciso in cui hai capito che questa passione sarebbe diventata il tuo lavoro?
Ho sempre bazzicato nel mondo dell’aviazione partendo dal modellismo dinamico.
Quando alla fine degli anni 80 ho iniziato a usare il Cad mi sono subito proposto come designer per aziende di modellismo. La cosa è poi maturata quando alla fine degli anni 90 ho iniziato a disegnare livree per aerei acrobatici americani.
Il vero salto l’ho fatto cambiando il nome del mio studio da DynamiCAD a AircraftStudioDesign dove ho deciso che avrei spinto a fondo l’acceleratore disegnando quello che veramente mi era sempre piaciuto: velivoli di ogni genere.
Come descriveresti oggi il tuo ruolo nel mondo dell’aviazione internazionale?
Rispondo dicendo che agl’inizi collezionavo gli articoli di riviste specializzate dove una mia creazione veniva raccontata o raffigurata; mi stupivo quando durante il transito in aeroporti all’estero aprivo riviste e trovavo che parlavano di me o del mio studio.
Ora ho smesso perché sono davvero tante. Ormai il nome è conosciuto e questo mi da il senso di cosa abbiamo fatto e mi incoraggia ad affrontare progetti sempre più importanti e rilevanti nel mondo della personalizzazione e del concept design.

Mirco Pecorari
Quanto conta il design nel comunicare l’identità di un aereo o di una pattuglia acrobatica?
Io credo che l’arte giochi un ruolo essenziale nella nostra vita. Tramite l’arte si posso raffigurare concetti astratti e si può far vedere cosa l’uomo può raggiungere.
Non sono un grande fan di arte contemporanea dove evidentemente la realtà viene distorta e rappresentata in modo astratto e spesso distruttivo.
Il design è la naturale trasposizione dell’arte in un prodotto. Deve avere un senso ed essere collegato alla realtà e alla funzione. Un bravo designer riesce a coniugare praticità d’uso e armonia, ergonomia ed eleganza.
Nel caso di una pattuglia acrobatica il compito è quello di rappresentare i valori di un paese nei cieli del mondo. Non basta usare i colori di una bandiera buttati a caso, ritengo che si debba comunicare un concetto chiaro.
Per esempio per la livrea della pattuglia nazionale degli Emirati Arabi Uniti abbiamo creato un design formato da 7 linee sinuose di color oro su fondo nero che si intrecciano in un complesso gioco di curve attorno il velivolo. Queste 7 linee rappresentano i 7 Emirati che insieme formano la nazione.
Che emozione hai provato nel ricevere l’incarico di ridisegnare le Frecce Tricolori per il 60° anniversario?
Io sono cresciuto con le Frecce Tricolori che volavano il G91. Ho fatto il militare alle porte di Rivolto nel 1987 quando la PAN aveva dei piloti che poi sono diventati dei miti per un paio di generazioni di appassionati. Ho conosciuto Di Lollo e Squarcina insieme ad un altra dozzina di ex. Insomma le Frecce Tricolori sono sempre state nel mio cuore come in quello di tantissimi altri.
Vedere in volo con le 10 derive commemorative disegnate da me la PAN è stato quasi surreale. Un onore che mi rende orgoglioso ogni volta che ci penso.

Frecce Tricolori per il 60° anniversario
Da dove è nata l’ispirazione per le grafiche celebrative degli MB-339?
Sono stato contattato diversi anni fa, per studiare la livrea dell’allora candidato alla sostituzione del 339; il 345. Ho prodotto diversi disegni e uno di questi prevedeva che il solista vestisse anno dopo anno a rotazione, la livrea di una delle pattuglie che hanno preceduto le Frecce Tricolori. Un modo per celebrare la storia del volo collettivo italiano.
L’idea aveva un problema logistico di fondo: la rotazione dei velivoli nel periodo di manutenzione e quindi scartata per ovvi motivi.
Quando mi hanno contattato per il 60° ho proposto di colorare le derive a due a due (visto che le pattuglie precedenti erano 5) che la copia delle code dei vari velivoli storici.
Un modo per raccontare la storia di queste formazioni poi sbocciate nel 313° gruppo che ha tanto dato alla nostra nazione.
Quanto è stato importante omaggiare le storiche pattuglie acrobatiche italiane nel progetto?
Come detto prima penso che sia stato particolarmente importante raccontare questa storia. Tutti quanti hanno potuto rivedere i colori di aerei che si sono visti solo sui libri di storia e per chi non ne fosse a conoscenza, una occasione per poter soddisfare una curiosità e imparare che l’acrobazia in Italia ha una storia molto lunga ed importante.

Aerobatic Sponsor
Quali sono le principali difficoltà tecniche nel trasformare un’idea grafica in una livrea reale?
Prima dell’avvento del 3D si doveva usare immaginazione ed esperienza. Dovendo poi disegnare su proiezioni di lato e in pianta, spesso ci si precludeva la possibilità di creare un disegno fluido che potesse svilupparsi su tutta la superficie del velivolo. Col 3D si apre un mondo dove le idee nascono mentre la livrea prende forma.
Detto ciò, questo ci ha anche consentito di poterci ingegnare e utilizzare questa tecnologia per facilitare la trasposizione del disegno sull’aereo.
Abbiamo creato un programmo che gira sul casco di realtà aumentata e che permette di sovrapporre l’aereo reale al modello 3D con livrea.
Questa sovrapposizione permette all’operatore di mascherare l’intera superficie seguendo l’immagine sovrapposta.
Che effetto fa vedere un proprio progetto prendere vita durante un airshow?
Da gran appassionato che sono fa un gran bel effetto. Vedi una cosa che esisteva solo nella tua testa che vola di fronte a tanta gente.
Vedi poi anche il risultato dal vivo nelle varie condizioni di luce, cosa che aiuta tanto a capire i progetti futuri.

Military Livery
C’è ancora un progetto o un aereo che sogni di disegnare in futuro?
In pochi sanno che non disegno solo livree. Certo sono le richieste più comuni, ma non tutti sanno che in realtà il mio studio si occupa di design vero e proprio. Di filosofia di progetto, di concept design e di assistenza alla progettazione. Per ora ho disegnato 7 velivoli che vanno dal progetto da zero al restomod che parte da una cellula esistente.
A breve usciranno altre cose disegnate da questo studio che penso diventeranno importanti nella scena internazionale.
Personalmente sogno di disegnare sempre qualcosa di nuovo e di diverso. So che morirò con la penna in mano disegnando perché questa non è solo una passione: è la mia vita.
Le opere di design si possono vedere sublimo sito personale www.mircopecorari.com – Invece i progetti di customizzazione di esterni ed interni su www.aircraftstudiodesign.com.
Emanuele Ferretti, classe 1977 lavora da oltre venti anni in una azienda che si occupa di manutenzione elicotteri.
Motociclista e pilota di parapendio ed in paramotore, Emanuele da quindici anni scrive di qualsiasi cosa gli susciti un’emozione: dal volo alla moto alla canoa!
Negli ultimi anni è diventato un organizzatore di eventi e masterclass a tema aviazione per alcune prestigiose compagnie aeree.
