Il rischio è quello di una chiacchierata telefonica che non finisce più tanta la passione e la competenza di un Ingegnere Classe 1945 (questo per far capire quanti sono gli anni di esperienza) mosso da una “insana” passione centrata anche sui motori degli aerei e non solo.

Scorre in lui ‘sangue siciliano’ (lui stesso si definisce del Profondo Sud ricordando di essere originario di Catania) ed è un destino che, scegliendo il Politecnico di Torino per il Suo Corso di Laurea (non diamo nemmeno per scontato che doveva essere in Ingegneria Aeronautica), ebbe come professore un proprio conterraneo.

L’Ingegner Giuseppe Gabrielli (che meriterebbe una intervista postuma a parte) che ci limitiamo a ricordare come il ‘Papà di numerosi progetti‘ tra cui uno dei più grandi successi dell’industria italiana del dopoguerra nel settore degli aerei militari: il FIAT G.91 vincitore di un concorso NATO.

Solo questo c’era da aspettarsi da una figura che ricordiamo come vero scienziato, ingegnoso e internazionalmente rinomato progettista, abilissimo manager e un formidabile docente universitario!

Ma torniamo al nostro Ingegner Sergio Coniglio che, con, da ragazzo, un debole per le Automobili, fu stregato dalla lettura di 2 libri prestatigli da un amico nel lontano 1958, tra l’altro l’anno dell’entrata in servizio dell’F-104A nell’Aeronautica americana, libri poi acquistati nelle edizioni successive.

Il primo fu ‘Il Pilota di Ferro‘ in cui l’Autore è Hans Ulric Rudel.

 

Il Pilota di Ferro di Hans Ulric Rudel

Il Pilota di Ferro di Hans Ulric Rudel

 

Un nome altisonante nonché una delle figure più affascinanti della storia dell’Aviazione Militare Tedesca che, durante tutto il corso della II Guerra Mondiale, animò i cieli dell’Est Europa.

(non vi diciamo nulla, se non rimandarvi alla ricerca della recensione del libro, ricordando solo che Hans Ulric Rudel, distintosi come assoluto cacciatore di carri armati (sovietici, distrutti 519 !!!), fu l’unico Militare Tedesco ad aver ricevuto la Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con Fronde di Quercia in Oro, Spade e Diamanti)

Il secondo, non da meno, fu ‘SAMURAI di Saburo Sakai‘ che narra la storia di un Pilota della Imperiale Marina Giapponese che diventò una leggenda.

 

SAMURAI di Saburo Sakai

SAMURAI di Saburo Sakai

 

400 pagine dove, con dovizie di particolari, si racconta la vita, le azioni straordinariamente dettagliate e le avventure di Sakai durante il periodo bellico nel Pacifico meridionale.

Accreditato di più di 60 vittorie aeree rimane uno dei più grandi Piloti usciti dalla dura Scuola di Volo del Sol Levante.

 

Diamo pura la colpa a questi due libri editi da Longanesi.

 

Una insana passione per gli aeroplani, la cui lettura dei 2 libri fu solo pretesto e miccia, cresciuta e formatasi all’ombra della Mole Antonelliana e della FIAT indiscussa capitale (a quei tempi) della Industria Aeronautica Italiana.

Una laurea raggiunta ‘tardivamente’ nel 1975 complice il servizio militare assolto come Ufficiale d’Artiglieria (altra Sua grande passione) ed è con ironia (consolandosi di questa che fu una scelta) che ricordi che anche il grande Napoleone era, in origine, un Artigliere.. e infatti usava molto bene i cannoni.

Non è quindi un caso che, in un destinato mix tra passioni e competenze, si sia laureato discutendo una tesi su un suo progetto di aereo Caccia-carri e non fu certo casuale l’influenza della prima lettura del libro di Rudel proprio come “cacciatore di carri” volando sullo “Stuka-kanone”.

La passione dell’Ingegner Sergio Coniglio di scrivere articoli dai contenuti strettamente tecnici, ma anche operativi sull’impiego degli aerei da combattimento, lo ha sempre accompagnato e perdura anche attualmente.

Non è un caso che il Suo primo impiego fu presso una prestigiosa e storica rivista specialistica nei campi dell’aviazione e della marina il cui primo numero venne pubblicato all’inizio degli anni ’60: la leggendaria “Interconair Aviazione e Marina”.

 

Interconair Aviazione e Marina

Interconair Aviazione e Marina

 

Qui, nel ruolo di Redattore per la parte aeronautica, trascorse ben 3 anni a Lugano in Svizzera.

Riuscì anche a fondare in collaborazione con altri ‘compagni di ventura’ una rivista dedicata alla difesa, “Si vis Pacem PARA BELLUM”, molto apprezzata, ma che però purtroppo uscì in soli 5 numeri (ma in 3 lingue) per i classici problemi di disponibilità economica.

Capacità che lo posero in evidenza e non sfuggirono alla attenzione sia di Fredmano Spairani, manager ed ultimo Direttore della SIAI Marchetti, che di Corrado Camposampiero Amministratore Delegato. Erano gli anni in cui la storica SIAI Marchetti era in piena espansione, complice anche l’operazione Libia, e l’Ingegner Sergio fu chiamato presso la Direzione Tecnica guidata dall’Ingegner Alessandro Brena.

 

una veduta storica della SIAI MARCHETTI

una veduta storica della SIAI MARCHETTI

 

Qui si occupò in primis del ruolo di ricerca preliminare, precursore di nuovi progetti e macchine occupandosi della loro concezione ovvero Avanprogetto sino a quando Camposampiero lo volle in Direzione Marketing.

Un ruolo che coincideva con le Sue aspirazioni e dove doveva essere capace di individuare i requisiti necessari nei nuovi prodotti capaci di soddisfare le esigenze del mercato.

 

Ma anche essere capaci di analizzare gli aerei concorrenti, i classici punti di forza e punti di debolezza dei vari prodotti, per essere di supporto alle attività di promozione e vendita‘ della ditta di cui si fa parte.

 

La carriera tra le storiche mura della storica industria aeronautica Sestese terminò congiuntamente alla fusione e trasferimento in Aermacchi dove giunse con altri colleghi insieme alla dote della SIAI Marchetti, ovvero il progetto del S-211 (poi rinominato M-311 e oggi M-345 appena consegnato alla nostra Aeronautica), lo storico SF-260, occupandosi in Aermacchi anche della promozione del nuovo M-346, che lui stesso definisce ‘Macchina superlativa come addestratore avanzato!

 

lo storico S-211

lo storico S-211

 

Si ritirò dal lavoro nel 2010 ma ebbe ben 5 contratti annuali successivi sino al 2016, nel ruolo di supporto tecnico alle vendite.

La passione per la scrittura non si è tuttavia mai spenta e, dopo avere continuato a scrivere per molti anni per la rivista tedesca (ma in lingua inglese) Military Technology, dal 2010 si onora di scrivere per RID, ovvero la Rivista Italiana Difesa, idealmente seguito della precedente PARA BELLUM.

 

Un articolo dell'Ingegner Sergio Coniglio

Un articolo dell’Ingegner Sergio Coniglio

 

Fondata da Giovanni Lazzari, anche lui già parte di Interconair, RID è un mensile che tratta argomenti di tecnica, storia e strategia militare nei tre settori “Terra, Mare, Aria”.

 

E’ sicuramente la più importante rivista del settore in Italia vantando una estrema importanza anche in Europa.

 

Qui l’Ingegner Sergio trova modo di contribuire con 3/4 articoli all’anno: pochi ma decisamente corposi!

Trova spazio anche per l’insegnamento avendo modo di seguire, per la parte teorica, i ragazzi di Air Vergiate, storica Scuola di Volo, che seguono i corsi per diventare piloti commerciali.

A lui il compito di spiegare ‘Come sono fatti gli aerei e come volano!

 

Un F-104 della US AIR FORCE

Un F-104 della US AIR FORCE

 

E’ inevitabile che nella lunga chiaccherata con l’Ingegner Sergio Coniglio l’attenzione venga volutamente orientata verso l’iconico Starfighter.

 

Mi chiedo ancora come abbiamo fatto a farlo!‘ siamo nei primi anni ’50, dice ironicamente elogiando una macchina notevolissima che ha iniziato ad affascinarlo per la sua inconfondibile linea, ma soprattutto per le scelte tecniche, che non a caso veniva paragonata ad ‘un missile con un pilota dentro‘.

 

Snocciola senza attimi di pausa dati e caratteristiche che fanno del F-104 una macchina unica…

 

‘Il primo aeroplano operativo da Mach 2 in volo orizzontale, l’unico a conquistare entrambi i record di quota e velocità, circa 27.000 m e 2.200 km orari’ Quasi sin troppo strano per una macchina progettata nel 1953 !

 

Clarence Kelly Leonard Johnson

Clarence Kelly Leonard Johnson

 

Basta poco poi per definire a Suo modo Clarence “Kelly” Leonard Johnson, il progettista del F-104…

 

‘Dopo il Padre Eterno viene lui…beninteso almeno nella progettazione degli aerei !’

 

Si fa poi serio ricordando il programma europeo che ha interessato questa macchina di cui si sono prodotti, in particolare sotto licenza, oltre 2.200 esemplari interessando ben 7 nazioni!

Un aereo nato per la velocità e la quota, ma che sorprende ancora oggi per la modalità con cui ne era stata studiata la produzione in grande serie: ne era infatti prevista la produzione fino a 20 esemplari al giorno (!). Una produzione da tempi di guerra e basta guardare le foto della linea di produzione con i vari assiemi su cui riuscivano a lavorare numerosi tecnici senza intralciarsi tra loro.

Parlando nuovamente di Kelly, progettista tra l’altro dell’SR-71 Blackbird da Mach 3,2 !! gli piace ricordare come sia giunto all’idea di progettare lo Starfighter dopo un giro ‘al fronte’ in Corea, dove la compagine americana aveva non poche difficoltà contri i pari quota Russi.

 

il SR-71 Blackbird

il SR-71 Blackbird

 

Si presentò, a fine 1952 al Centro di Ricerche dell’USAF alla Wright-Patterson Air Force Base di Dayton per presentare la propria idea, realizzato il prototipo questo staccò le ruote dal suolo solo poco più di un anno dopo, all’inizio del 1954 !

Pazzesco sapendo che abitualmente, in particolare oggi, per progettare e mettere in servizio un Aereo da Combattimento ci vogliano anche 15 anni: qui bastò solo 1 anno e 172 giorni almeno per concepirlo, progettarlo in dettaglio e portarlo al primo volo!

Un peccato poi che l’USAF non l’abbia sufficientemente apprezzato – era troppo piccolo e semplice per gli standard sofisticati dell’USAF – ma piace vedere come si sia riscattato in Europa‘ diventando da caccia per la superiorità aerea puro a multiruolo anche con capacità nucleare.

‘Il Suo arrivo e la possibilità di conoscere a fondo i segreti del 104 hanno consentito alla Industria Aeronautica Europea di fare un notevolissimo balzo in avanti’ e questo dovrebbe bastare per farlo apprezzare soprattutto qui in Europa: costituì il salto di qualità assoluto per l’industria aeronautica tedesca, olandese, belga e, ovviamente, italiana: ci costruiva infatti tutto: struttura, motore, elettronica.

Concludiamo questa lunga chiacchierata con ultime considerazioni sullo Spillone

E’ una macchina dell’altro Mondo, logico che sia impegnativa e difficile da domare. C’è da dire che chi l’ha usata bene l’ha anche apprezzata‘ e gli ingegneri aeronautici anche di oggi dovrebbero esserne ispirati per il loro lavoro.

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